Contrattazione 2023: l’applicazione delle progressioni economiche

In molte amministrazioni locali, probabilmente nella maggioranza, la contrattazione collettiva decentrata integrativa dell’anno 2023 non si è ancora conclusa e molto spesso ciò è dovuto alla mancata intesa sulle progressioni economiche o differenziali stipendiali.

Al centro del confronto in particolare:

  • come valorizzare la esperienza
  • se è possibile introdurre dei correttivi che avvantaggino il personale che non è stato destinatario di progressioni economiche negli ultimi anni.

Nel frattempo, l’Aran ha fornito una serie di utili indicazioni sull’applicazione dell’istituto, non fornendo però chiarimenti sulla nozione di esperienza professionale.

IL NODO APPLICATIVO

Al centro della contrattazione sulle progressioni economiche, istituto centrale per i dipendenti, in molti contratti decentrati vi è l’applicazione del criterio della esperienza e la sua nozione.

Come l’applicazione delle regole dettate dai precedenti contratti ci insegna, la nozione di esperienza è assai ambigua, visto che non si capisce se essa sia un mero sinonimo di anzianità, quindi se si debba dare corso ad una applicazione con criteri automatici, come disposto nella gran parte di amministrazioni, o se, sulla scorta del parere Aran CFL 96, “l’esperienza maturata negli ambiti professionali di riferimento si identifica con lo sviluppo ed il miglioramento delle conoscenze e della capacità di svolgere, con efficacia e padronanza tecnica, le mansioni affidate, per effetto del servizio prestato”. Il che richiede una specifica valutazione discrezionale da parte del dirigente, valutazione che si aggiunge a quella della performance, dei comportamenti e delle competenze professionali.

Il dettato contrattuale stabilisce che un punteggio non superiore al 40% debba essere assegnato “alla esperienza professionale” da intendere come “quella maturata nel medesimo profilo o equivalente, con o senza soluzione di continuità, anche a tempo determinato o a tempo parziale, nella stessa o altra amministrazione del comparto.. nonché nel medesimo o corrispondente profilo, presso altre amministrazioni di comparti diversi”.

Tale formulazione ci impone di considerare anche i periodi di servizio prestati a tempo determinato e quelli svolti presso altre amministrazioni (pensiamo alla mobilità volontaria), ma sempre a condizione che si tratti della stessa area professionale, per cui la esperienza maturata in quella inferiore dal personale interessato da progressioni verticali non può essere considerata utile.

Da parte dei soggetti sindacali, molto spesso, oltre ad insistere perché la nozione di esperienza debba essere intesa come sinonimo di anzianità, si richiede in modo assai deciso che essa sia applicate prevedendo dei punteggi aggiuntivi per coloro che non sono stati destinatari negli ultimi anni di progressioni economiche.

Una richiesta che si spinge oltre la previsione del CCNL che consente ai contratti decentrati di assegnare fino al 3%, anche in modo graduato, a coloro che da più di 6 anni non sono stati destinatari di progressioni economiche. E che negli enti in cui non vi sono grandi differenziazioni nelle valutazioni, può diventare il fattore decisivo per l’acquisizione del beneficio delle progressioni.

Tale richiesta appare di dubbia legittimità e non solo perché forza la nozione di esperienza differisce dalle indicazioni dell’Aran sulla necessità di un suo apprezzamento discrezionale.

I dubbi nascono dal ritenere che la esperienza maturi solo a decorrere dalla ultima progressione economica conseguita, dimenticando che il CCNL ha riconosciuto a questo elemento uno specifico punteggio.

Non si deve però mancare di sottolineare che la bozza di contratto collettivo decentrato integrativo predisposta dall’Anci dice espressamente che per la valutazione del requisito della esperienza professionale si può fare riferimento alla “anzianità nel profilo professionale maturata a decorrere dall’ultimo differenziale stipendiale acquisito”. Quindi, essa fa propria la tesi che sia legittimo riconoscere alla esperienza un valore collegandolo alla decorrenza delle progressioni economiche conseguite.

ARAN: LA DECORRENZA DELLE PROGRESSIONI ECONOMICHE NEL 2023

La decorrenza delle progressioni economiche anche nell’anno 2023 è fissata alla data dello 1 gennaio. E’ quanto chiarisce il parere Aran CFL 234.

Il dubbio nasce dal fatto che nell’anno in corso l’entrata in vigore delle disposizioni sul nuovo ordinamento professionale, in cui sono contenute le regole per le progressioni economiche/differenziali stipendiali, è fissata allo 1 aprile, mentre la decorrenza delle stesse è fissata come principio di carattere generale allo 1 gennaio dell’anno in cui il contratto decentrato le finanzia ed attiva viene sottoscritto in via definitiva.

Il parere ci dice testualmente che “anche per l’anno 2023 la progressione economica, attivata a seguito di un contratto integrativo siglato in via definita entro l’anno corrente, secondo le disposizioni della nuova disciplina contenuta all’art. 14 del CCNL 16.11.2022, dovrà avere necessariamente come data di decorrenza il 1° gennaio 2023 e che da quella data verranno applicati i nuovi differenziali stipendiali di cui alla Tabella A) allegata al medesimo CCNL”. 

ARAN: LE SANZIONI DISCIPLINARI E LE PROGRESSIONI ECONOMICHE

Il dipendente, per potere partecipare alle selezioni per le progressioni economiche, non deve avere ricevuto sanzioni disciplinari superiori alla multa negli ultimi 2 anni: tale periodo va calcolato con riferimento alla data di scadenza del termine per la presentazione delle domande. E’ quanto ci dice l’Aran nel parere CFL 233.

Si deve prendere atto che non vi è uno specifico termine dettato dalla normativa contrattuale per calcolare il giorno a partire dal quale effettuare il calcolo di questo termine. Si deve arrivare alla conclusione di calcolare il termine a far data dalla scadenza della presentazione delle domande in quanto lo stesso articolo 14 del CCNL 16.11.2022 prevede che in tal modo debba essere effettuata la “verifica dell’assenza di procedimenti disciplinari in corso”.

E’ opportuno evidenziare che la norma contrattuale impone che in tutti gli enti si dia corso alla presentazione delle domande come condizione per potere dare corso alle progressioni economiche/differenziali stipendiali e che non si possa, di conseguenza, prevedere la possibilità di procedere d’ufficio.

LE ALTRE INDICAZIONI DELL’ARAN

Tra i numerosi chiarimenti che sono stati forniti si segnalano i seguenti. In primo luogo, l’arco temporale entro cui dovevano essere applicate le precedenti regole: “per poter applicare la disciplina del previgente CCNL il CCI doveva essere sottoscritto in via definita entro l’entrata in vigore del nuovo ordinamento, ossia il 1 di aprile 2023” (parere Aran CFL 232).

Ed ancora, con riferimento all’importo più elevato che è possibile riconoscere ad alcune figure, che ai vigili che hanno avuto conferiti incarichi di coordinamento connesse al maggior grado rivestito che “il grado cui accede il diritto alla percezione dell’emolumento in parola sia solo quello più elevato secondo la catena gerarchica prevista nell’ordinamento del singolo Ente” (parere CFL 182 A) e che (parere CFL 231) ai fini della iscrizione agli albi professionali “il presupposto legittimante il riconoscimento del differenziale maggiorato è che l’iscrizione o l’abilitazione (anche disgiuntamente) siano necessarie per l’esercizio delle rispettive mansioni”.

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