Imu, da imposta fondante dell’autonomia locale a colabrodo elettoralistico

Se c’è un tributo che avrebbe necessità di essere ripensato a fondo è l’Imu, che oggi sconta numerosi paradossi (in primis, il fatto di non applicarsi alle abitazioni principali che invece ne dovrebbero costituire il principale oggetto) e problematiche applicative (dall’infinita questione degli alloggi sociali alla diatriba sulle case assegnate al coniuge affidatario separato per…

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Se c’è un tributo che avrebbe necessità di essere ripensato a fondo è l’Imu, che oggi sconta numerosi paradossi (in primis, il fatto di non applicarsi alle abitazioni principali che invece ne dovrebbero costituire il principale oggetto) e problematiche applicative (dall’infinita questione degli alloggi sociali alla diatriba sulle case assegnate al coniuge affidatario separato per le quali molti comuni, al compimento della maggiore età da parte dei figli, chiedono il conto all’altro coniuge proprietario, solo per citarne un paio).

Invece il Parlamento ha deciso di concentrarsi su un’altra priorità: prevedere una detassazione (totale o parziale) per le case degli italiani residenti all’estero.  La Camera ha infatti licenziato in prima lettura una proposta di legge per stabilire che per le case con rendita fino a 200 euro l’Imu sarà completamente azzerata, per quelle con rendita tra 201 e 300 euro l’imposta sarà ridotta al 40 per cento, mentre per le rendite tra 301 e 500 euro la riduzione sarà del 67 per cento. Allo stesso tempo, la Tari e la tariffa rifiuti saranno ridotte del 50%, con possibilità per i Comuni di mantenere la riduzione dei due terzi.  Ciò, peraltro, varrà nei soli centri fino a 5mila abitanti (per ragioni di copertura, evidentemente, ma la distinzione non ha alcun senso e potrebbe facilmente risultare incostituzionale), su una sola abitazione, per chi si è trasferito all’estero per ragioni di lavoro e abbia risieduto o svolto la propria attività in Italia per almeno cinque anni, nel Comune di nascita o in quello in cui aveva la residenza o svolgeva la propria attività prima del trasferimento.

La modifica è passata addirittura all’unanimità, perché i voti degli italiani all’esterno fanno comodo a tutti. A nessuno interessa, invece, la razionalità di un prelievo che è ormai comunale solo di nome e non di fatto e che ogni piè sospinto viene utilizzato per manovre elettoralistiche che ormai lo hanno reso un colabrodo di esenzioni coperte da fondini compensativi finanziati dallo Stato (che copre, oltre al mancato gettito delle prime case, quello degli immobili occupati abusivamente, dei terreni agricoli ecc) senza più una reale coerenza complessiva.

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