L’ultima “Relazione sull’economia non osservata e sull’evasione fiscale e contributiva” aggiorna la stima sull’evasione IMU, misurando il relativo tax gap in circa 5 miliardi.
Il calcolo del tax gap delle imposte immobiliari è stato interessato, a partire dallo scorso anno, da un’importante revisione metodologica, che ha migliorato le quantificazioni sotto due profili: per un verso, è stata rivista la stima del compliance gap, basata sulla differenza tra i gettiti teorico ed effettivo, non più misurati ad aliquota di base, ma applicando le aliquote deliberate dai singoli comuni; per altro verso, è stata introdotta una migliore approssimazione del policy gap, che stima l’erosione connessa alle esenzioni e agevolazioni fiscali previste a legislazione vigente.
La prima revisione si è riflessa in un incremento del tax gap, mentre la seconda revisione, riducendo il gettito teorico, è andata nella direzione opposta. Sulla base delle definizioni adottate, il gettito teorico è il gettito che dovrebbe affluire a legislazione fiscale vigente, mentre il gettito effettivo è quello riscosso dai comuni.
L’indicatore in termini percentuali maggiormente utilizzato per identificare il tax gap è dato dal rapporto tra la differenza come sopra definita e il gettito teorico (propensione al gap).
A partire dall’anno 2020, il tax gap delle imposte immobiliari, definito come il divario tra il gettito teorico e il gettito effettivo, non è più stimato separatamente per le due componenti IMU e TASI, ma viene quantificato aggregando le due componenti, ovvero per la “nuova” IMU comprensiva della TASI. Nel 2022, il tax gap dell’IMU è stimato in circa 5 miliardi di euro, pari al 20,9% del gettito IMU teorico.
La differenza tra la base imponibile IMU teorica e la base imponibile IMU effettiva è di circa 494 miliardi. Restano da analizzare le motivazioni della scarsa propensione dei comuni a stanare gli evasori. Ormai l’IMU è percepita a tutti gli effetti come un “quasi trasferimento”, entrando nel complicato schema di riparto del fondo di solidarietà comunale e operazioni di recupero su larga scala risultano – oltre che elettoralmente sciagurate – nei fatti fortemente disincentivate dalla mancata applicazione dell’imposta sulle abitazioni principali.
Il tema, però, continua ad essere politicamente tabù, come le reazioni bipartisan alle (pure caute) parole del ministro Giancarlo Giorgetti dimostrano.
