La Marina Militare guarda al futuro valutando l’integrazione della propulsione nucleare su nuove navi d’assalto e sottomarini, come riportato da Città della Spezia.
Per questo la Direzione degli armamenti navali ha incaricato Fincantieri di predisporre un’analisi completa sugli effetti tecnici, industriali e logistici dell’uso di reattori di terza o quarta generazione a bordo delle unità maggiori.
Lo studio prenderà come riferimento il Trieste e gli U212NFS, definendo le modifiche progettuali necessarie e ipotizzando anche piattaforme più grandi rispetto a quelle attuali.
Il documento dovrà affrontare l’intero ciclo di vita del reattore: dove svilupparne un prototipo, quale sito potrebbe ospitare la produzione su scala industriale, in quale cantiere inserirlo nella nave e quali infrastrutture occorrerebbero per gestione, manutenzione e rifornimenti.
Saranno analizzate anche le esperienze di Paesi che già impiegano tecnologie simili, come Stati Uniti, Francia e Regno Unito, inclusi gli aspetti normativi.
Una parte del lavoro riguarderà i requisiti dei cantieri e degli arsenali che, in futuro, potrebbero occuparsi di costruzione e assistenza delle unità nucleari, oltre alla valutazione delle basi navali idonee a essere convertite in Nuclear Naval Base.
L’Italia non parte da zero: il Cisam di Pisa ha condotto studi per decenni e, più recentemente, il progetto Minerva ha rilanciato l’interesse verso piccoli reattori navali. Lo studio durerà due anni e fornirà una cornice teorica entro il 2028, mentre eventuali sviluppi concreti non sono attesi prima del 2040.
14/11/2025
