Nel disavanzo del comparto comuni pesano soprattutto gli accantonamenti

Nella Relazione sulla gestione finanziaria degli enti locali approvata dalla Corte dei conti (delibera 14/2025 della sezione delle Autonomie) troviamo alcune interessanti tavole che fotografano in modo puntuale lo stato della finanza comunale (lo stesso tipo di dati si trova per province e città metropolitane).  Alle pag. 201 e 203 del report vengono riportati due…

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Nella Relazione sulla gestione finanziaria degli enti locali approvata dalla Corte dei conti (delibera 14/2025 della sezione delle Autonomie) troviamo alcune interessanti tavole che fotografano in modo puntuale lo stato della finanza comunale (lo stesso tipo di dati si trova per province e città metropolitane). 

Alle pag. 201 e 203 del report vengono riportati due prospetti aggregati del risultato di amministrazione e della relativa composizione riferito ai 7392 comuni e alle date del 31/12/2022 e 31/12/2023. Chi ha un po’ di dimestichezza con la materia sa che il risultato di amministrazione è un po’ come la quarta di copertina di un romanzo, nel quale si sintetizzano i dati salienti della trama e dell’autore. Dal confronto fra le due annualità emergono alcune evidenze:

  • il fondo finale di cassa aumenta di poco (1,4%);
  • i residui attivi (+ 6,8%) aumentano più dei passivi (+3,7%);
  • aumenta di molto il fondo pluriennale vincolato (+11,4% nella parte corrente, +9% nella parte capitale), tranne che la componente (esigua) relative alle partite finanziarie,
  • il risultato di amministrazione lett. A cresce del 4,6% ma al contempo crescono gli accantonamenti (+3,2%), i vincoli (+1,8%) e la quota destinata agli investimenti (+1,4%).

Ne deriva un risultato di amministrazione disponibile (lett. E) aggregato negativo, anche se in miglioramento nel 2023 rispetto al 2022 (da –1,864 mld a –895 mln). 

In pratica, se il comparto fosse un unico ente, esso risulterebbe in disavanzo. La causa è da ricondurre perlopiù al peso delle poste accantonate.

È un dato da non sottovalutare, che però dovrebbe far riflettere anche sulle regole attuali che impongono di “congelare” risorse consistenti a fronte di rischi che, in molti casi, sono sovrastimati. 

Tralasciando il fondo crediti di dubbia esigibilità (su cui infuria da anni un dibattito piuttosto sterile), che comunque è in costante crescita, salta all’occhio l’aumento del fondo perdite partecipate (+48,2%) – un istituto che chi scrive considera scorretto come impostazione, perchè ignora quell’autonomia patrimoniale delle società che invece viene riaffermata dalla stessa giurisprudenza contabile sotto diversi profili. Anche il fondo contenzioso sale (+5,8%), e così gli altri accantonamenti (+16,7%).

La nostra cultura contabile suggerisce quasi sempre una visione per cui in fatto di prudenza, è meglio abundare quam deficere. Ossia meglio un accantonamento in più che uno in meno e quindi un fondino non si nega a nessuno. 

Ma se su 60 mld di avanzo 46 risultano accantonati forse sarebbe il caso di porsi qualche domanda (ad esempio, ha davvero senso accantonare per qualsiasi causa con un rischio di soccombenza anche minimo?). 

Ai posteri l’ardua sentenza. 

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