L’Ansa del 21.12.2022 riporta la seguente notizia: “P.a,salta il divieto di incarichi remunerati ai pensionati. Lo prevede un emendamento alla manovra presentato dai relatori Redazione ANSA . Lo prevede un emendamento dei relatori alla manovra. La modifica rende ampiamente superato il divieto per la Pubblica amministrazione di conferire incarichi di qualunque tipo retribuiti a soggetti in quiescenza, lasciando comunque vigenti gli obblighi di comunicazione al Parlamento. (ANSA)“.
Già il precedente Governo, con norme del d.l. 36/2022 totalmente incoerenti con le riforme coeve della PA volte a rendere finalmente possibile il rinforzo numerico del personale, il suo ringiovanimento e l’acquisizione di nuove competenze, aveva consentito di incaricare pensionati in deroga ai divieti del d.l. 95/2012, persino con la possibilità, invero inconcepibile, di assegnare ai pensionati incarichi di collaborazione per assumere il ruolo di Rup; il tutto giustificato con i progetti del Pnrr.
La legge di bilancio, adesso, mira a cancellare totalmente il divieto di incarichi a pensionati, facendo tornare indietro di anni non solo le lancette dell’orologio, ma la concezione stessa che della PA hanno evidentemente Parlamento e Governo. Per nulla un fattore decisivo per il rilancio del Paese e l’attuazione del Pnrr, ma una sede dove si vivacchia, in particolare a forza di rendite di posizione assunte specificamente da “tromboni” per nulla intenzionati a cedere il passo (e i poteri) a nuove leve.
Gli effetti, anche solo psicologici, sugli intenti di ringiovanimento e ammodernamento dell’apparato, sono ovviamente deleteri.

