Sarà un anno “fitto di assunzioni” nella PA, come auspica Gianni Trovati su IlSole 24 Ore del 30.12.2022, nell’articolo “Legge di bilancio, 164mila assunzioni e un miliardo agli stipendi del pubblico impiego”?
Le cose non sono così semplici. Vi sono una serie di elementi da non dimenticare. Tra essi, certamente il tempo intercorrente tra il finanziamento della spesa necessaria alle assunzioni e l’effettiva immissione in servizio dei nuovi dipendenti.
Non è un tempo per nulla breve. La legge di bilancio si limita a destinare risorse per alcune assunzioni. Ma, per giungere alla sottoscrizione dei contratti di lavoro, vi sono di mezzo i bilanci di previsione degli enti, il Piao che contiene la specificazione dei fabbisogni, le verifiche contabili e degli organi di revisione, l’indizione del bando, la gestione della procedura, la materiale presa di servizio. Possono passare mesi e anche anni, specie se si coltiva l’idea dei mega concorsi accentrati. Per questa ragione, si tratta di assunzioni sostanzialmente solo virtuali, almeno proprio per il 2023.
Nè è opportuno, poi, incappare nell’equivoco di considerare queste assunzioni “prenotate” come un incremento della complessiva dotazione della PA.
A smentire questa illusione è la NaDef 2022, che indica l’andamento del costo complessivo del lavoro pubblico:
Come si nota, il Governo ha previsto nel 2022 un balzo della spesa rispetto al 2021, dovuta alla sottoscrizione dei Ccnl. La spesa, poi, negli anni 2023, 2024 e 2025 si riduce progressivamente.
Il che sta a significare solo che per un verso non si prevedono nuovi rinnovi dei Ccnl (infatti, la legge di bilancio per il 2023 introduce l’aumento dell’1,5% sul trattamento economico, per altro saltando ogni relazione sindacale e funzione della contrattazione) e, per altro verso, che il numero dei dipendenti pubblici si immagina resti sostanzialmente stabile nel tempo.
Quindi, a fronte di 164.000 possibili assunzioni, che solo nel tempo verranno concretizzate evidentemente vi è una previsione di altrettante cessazioni di lavoro. Con la complicazione che spesso le cessazioni arrivano ben prima dell’immissione di nuovi dipendenti.
Infatti, se guardiamo l’impennata dei pensionamenti dei dipendenti pubblici degli ultimi anni, si vede che annualmente il numero delle cessazioni dal servizio si è attestato proprio quasi sulla cifra di assunzioni che la legge di bilancio potrebbe sbloccare nel 2023 (dati dell’osservatorio Inps sulle pensioni – https://www.inps.it/osservatoristatistici/1/31/o/369):
Il 2023 è ancora uno degli anni della particolare gobba pensionistica che ha cominciato ad innalzarsi dal 2017, producendo una fuori uscita in breve tempo di oltre 500.000 dipendenti pubblici, accelerata da quota 100. Per cui, è facile immaginare che il numero delle cessazioni dal servizio nella PA non sarà troppo diverso da quello delle assunzioni concretamente effettuate, capaci appena di mantenere il numero complessivo intorno ai 2,9 milioni al quale da un po’ si è assestato l’organico complessivo.
