Pubblica amministrazione, se 100.000 assunzioni possono bastare a rafforzare gli organici

Nell’intervista rilasciata dal Ministro della PA a Gianni Trovati dal titolo “Zangrillo: nella Pa già assunte 100mila persone quest’anno, in manovra i fondi per far ripartire i contratti”, pubblicata su Il Sole 24 ore del 27.7.2023, il titolare di Palazzo Vidoni magnifica le 100.000 assunzioni che asserisce siano state effettuate nel corso del 2023. Inoltre,…

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Nell’intervista rilasciata dal Ministro della PA a Gianni Trovati dal titolo “Zangrillo: nella Pa già assunte 100mila persone quest’anno, in manovra i fondi per far ripartire i contratti”, pubblicata su Il Sole 24 ore del 27.7.2023, il titolare di Palazzo Vidoni magnifica le 100.000 assunzioni che asserisce siano state effettuate nel corso del 2023.

Inoltre, informa che “I piani di reclutamento dal 2023 al 2027 prevedono una media di 160 mila ingressi l’anno”.

Ma, tutto ciò è sufficiente per centrare gli obiettivi del rafforzamento delle dotazioni organiche della PA e del suo ringiovanimento?

Diremmo proprio di no. Basti guardare, ad esempio, la serie storica del numero dei pensionamenti dei dipendenti pubblici dal 2001, tratta dal portale Inps:

Negli ultimi anni, come si nota, v’è un’accelerazione formidabile dei pensionamenti, conseguenza proprio dell’abbondanza di personale anziano rispetto a quello più giovane.

Non si ha ragione alcuna per ritenere che le cose cambino nei prossimi anni: il ritmo delle cessazioni dal lavoro sarà costantemente quello rilevato sopra.

Una conferma? Ce la dà la ricerca Excelsior di Unioncamere, che con riferimento alle previsioni nella PA afferma: “Nel settore pubblico si prevede tra il 2023 e il 2027 un fabbisogno complessivo di 738mila unità, di cui il 92% sarà componente di replacement (pari a circa 676mila dipendenti), ovvero dovrà essere sostituito in 5 anni il 20,8% dello stock attuale dei dipendenti. Risulta quindi strategico investire sul reclutamento e sulla formazione dei dipendenti pubblici per ridurre gli effetti negativi che si ripercuoterebbero su tutto il Sistema Paese per la carenza di dipendenti e/o la mancanza di competenze adeguate“.

Dunque, 676.000 diviso 5 anni, significa 135.000 cessazioni l’anno circa. Sicchè, sempre ammesso che davvero si riescano ad effettuare le 160.000 assunzioni programmate, l’obiettivo non riesce di certo nè a rafforzare, se non in via irrisoria, gli organici, nè a garantire il necessario ringiovanimento.

Occorrerebbero numeri di assunzioni ben superiori a quelle programmate. Ma, il livello della spesa per stipendi dei dipendenti pubblici e il livello complessivo della spesa pubblica come componente del Pil non può, in questa fase, aumentare.

Pertanto, alla fin fine, le assunzioni nella PA finiscono solo per coprire a malapena il turn over, se tutto va bene.

 

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