Scavalco di eccedenza: ampliata ulteriormente la platea dei Comuni che possono avvalersene: sì a 25.000 abitanti

La legge 7472023 aveva già elevato da 5.000 a 15.000 abitanti la soglia dei comuni che possono avvalersi dell’articolo 1, comma 557, della legge 311/2004. La legge di conversione del d.l. 75 aumenta la soglia e consente l’applicazione dell’istituto anche ai comuni con 25.000 abitanti.

Continuano a susseguirsi senza sosta riforme sul reclutamento nelle pubbliche amministrazioni o, comunque, della gestione organizzativa, tutte con l’effetto esattamente opposto agli intenti enunciati.

Nel dopo Covid il d.l. 44/2021, prima e il d.l. 80/2021, dopo, erano stati pensati per rilanciare la PA soprattutto in modo da metterla in condizione di affrontare con le necessarie risorse e capacità i molti progetti del Pnrr.

A tale scopo, si affermava e si continua ad affermare, si sarebbero dovuti superare i tetti alle assunzioni, incrementare gli organici, reperire nuove professionalità e ringiovanire l’età media. Non c’è un solo provvedimento normativo di questi ultimi 2 anni capace di rispondere realmente agli intenti enunciati. 

Si sta assistendo, infatti, a diluvi di “imbarcate” mediante stabilizzazioni, che la legge di conversione del d.l. 75/2023 prova anche in modo surrettizio ad estendere ai dirigenti. Ma, stabilizzare non vuol dire certo aumentare i ranghi, nè acquisire nuove competenze, nè ringiovanire.

Le progressioni verticali sono state ampliate, abolendo il sistema del concorso con riserva di posti, per tornare a prove selettive (non concorsuali) riservate agli interni. Ma, anche le progressioni verticali nè aumentano i posti, nè assicurano nuove competenze, nè ringiovaniscono alcunchè. I Ccnl hanno per altro messo il “carico” introducendo finanziamenti appositi per progressioni verticali aperte anche a quei dipendenti non in possesso del titolo di studio per l’accesso dall’esterno: cosa che, al di là della chiara incostituzionalità (accentuata dalla pretesa che tali progressioni vadano anche oltre il limite del 50% delle assunzioni complessive) di sicuro non assicura alcuna nuova nè migliore competenza.

Altre norme hanno esteso la possibilità di assumere in staff di enti locali sindaci e assessori di altri enti locali: come possa, questo, rispondere alle esigenze enunciate risulta impossibile capirlo.

Anche le norme “bandiera” servono a poco. La legge 74/2023 ha “introdotto”, ma solo per l’area funzionari ed elevate qualificazioni, l’apprendistato e i contratti di formazione e lavoro, prevedendo risorse (non soggette ai tetti di spesa), raddoppiate dalla legge di conversione del d.l. 75/2023. Ma, questi istituti esistevano già, i CFL potevano essere già attivati da sempre e per tutte le qualifiche e i finanziamenti sono così irrisori che la mossa è solo, si ribadisce, una bandiera poco efficace.

Il fatto è che, come rilevato più volte, non vi sono le risorse per il rilancio della PA enunciato: il Def parla chiaro. Le assunzioni previste a mala pena riescono ad assicurare il turn over.

La possibilità aperta fino a comuni non certamente medio piccoli, quelli con popolazione fino a 25.000 abitanti, di acquisire le prestazioni di dipendenti di enti più grandi per massimo 12 ore la settimana, ovviamente è risibile. Si tratta di forze lavorative che rappresentano gocce nel mare, prive totalmente della possibilità di aumentare davvero la forza lavoro, acquisire nuove competenze e ringiovanire i ranghi, ma idonea solo ad estendere l’assurdo di una mostruosità giuridica come quella dello scavalco di eccedenza, che andrebbe, invece, cancellata per sempre, tanto è assurda, complessa, male applicata, difficile da comprendere.

Invece, si assiste all’ennesima norma produttrice di caos e dagli effetti sostanzialmente solo negativi e problematici, mentre i veri problemi della PA sono tali da indurre, ad esempio, al definanziamento per oltre 16 miliardi di opere del Pnrr…

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