In questo post Giuseppe Beato racconta delle traversie e dei sistemi artigianali e un po’ curiosi, necessari per provare ad entrare in possesso del passaporto.
Sul Messaggero del 29 luglio, si apprende la notizia del tempo di 8 mesi per provare ad aspirarte ad un appuntamento per la carta di identità elettronica:

Sia ricordato per inciso: il progetto della carta di identità elettronica “per tutti” risale al 2000 e la Cie dovrebbe sostituire lo Spi per “facilitare” i rapporti tra cittadini e PA.
Ma, intanto, per accedere a chi rilascia passaporti e Cie occorrono metodi ben diversi da un contatto telematico: occorre sperare nella buona sorte o nell’eventualità che gli uffici tengano aperti degli slot tra gli appuntamenti per saltare la fila in casi di urgenza. Quanto ciò, poi, si tenga con l’efficienza, la trasparenza e soprattutto la prevenzione della corruzione e dei conflitti di interessi, ciascuno può valutarlo.
Il fatto è che le pubbliche amministrazioni semplicemente non sono in grado di svolgere attività a sportello su prenotazione.
Perchè? Semplicissimo: non riescono a prevedere l’utenza (eppure, le banche dati dovrebbero dare informazioni, ad esempio, sui documenti che scadono e far vedere i flussi degli anni precedenti), non specificano kpi per la gestione degli appuntamenti che dunque risultano di durata variabile a seconda di chi li gestisce. Soprattutto, non quantificano il corretto numero di addetti necessari allo sfoltimento celere delle pratiche da trattare. E tendenzialmente il numero di tali addetti è sempre ben al di sotto della dotazione minima necessaria per evitare il protrarsi degli appuntamenti nei mesi.
Il risultato sono prenotazioni che rinviano a tempi spesso troppo lunghi per essere considerati accettabili dai cittadini che si rivolgono agli uffici.
Si assiste alla combinazione micidiale tra:
- mancata conoscenza, da parte del Legislatore e di chi poi escogita le modalità operative, del dettaglio delle attività da svolgere, dei tempi di lavorazione e di attraversamento;
- inadeguatezza dei sistemi informatici, sempre arretrati e sempre con banda e capacità inferiori alle necessità;
- numero di sportellisti e slot di appuntamenti messi a disposizione e numero delle richieste dell’utenza.
Il tutto, porta alla situazione disastrosa che connota, specie in certi territori, l’erogazione di documenti, che potrebbero anche essere perfettamente autoprodotti (come la carta di identità).
Però, si pensa di risolvere questi problemi con i Piao, le progressioni verticali oltre il tetto del 50% del complesso delle assunzioni, i concorsi con una sola prova scritta, i profili professionali “per competenze”, 1000 “esperti” a supporto degli enti locali per il Pnrr, principi come il “risultato” e la “fiducia” nel codice degli appalti e similari idee, tutte perfette per lasciare le disfunzioni esattamente come stanno, mentre si parla di “digitalizzazione” e miglioramento dell’efficienza. Se ne parla molto: sui giornali, nei convegni, nelle brochure. La realtà, però, spesso presenta il conto.
