Cosa separa il subappalto dalla fornitura?

La decisione del Tar Molise n. 45 del 2024, ha fatto registrare un passaggio argomentativo di rilievo per quanto riguarda la distinzione di cui al titolo del presente contributo. Nello specifico, i giudici hanno sottolineato che i contratti di subappalto e di fornitura, anche se contigui, si differenzierebbero nei loro elementi essenziali. Il secondo, disciplinato nello schema legale del contratto di somministrazione (di cui all’art. 1159 e ss. c.c.), consisterebbe in una forma contrattuale ove una parte si obbliga a eseguire nei confronti di un’altra parte delle prestazioni periodiche o continuative di beni, dietro il pagamento di un corrispettivo. Diversamente, il subappalto descriverebbe quella forma contrattuale in cui si affida ad un terzo l’esecuzione di una parte dell’opera, in cantiere, a proprio rischio e mediante una propria organizzazione di mezzi e personale.

Orbene, il distinguo fra le due tipologie di contratto ricadrebbe sull’assunzione del rischio finale d’impresa: con il subappalto, il subappaltatore si sostituirebbe all’affidatario della commessa nei confronti dell’Amministrazione; mentre, con la vendita o fornitura, la prestazione di base, seppur effettuata da altri, sarebbe acquisita nella stessa organizzazione aziendale del cliente acquirente o somministrato, il quale si accollerebbe il rischio d’impresa discendente da un eventuale difetto o difformità della prestazione.

In definitiva, quindi, la Corte ha sottolineato che, nel caso di specie, l’amministrazione non avrebbe fornito la prova che il contratto in questione fosse un subappalto. Pertanto, il ricorso è stato accolto e il contratto riqualificato come fornitura di beni.

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