DIGITALIZZAZIONE APPALTI E QUALIFICAZIONE A RILENTO? PER ANAC LA COLPA È DELLE STAZIONI APPALTANTI…

Nella recente intervista al Sole 24ore il presidente Busia commenta i risultati ottenuti da Anac nel primo anno di efficacia del Codice Appalti. I risultati vantati da ANAC non riguardano minimamente l’azione di contrasto alla corruzione nei contratti pubblici ma le nuove funzioni dell’Autorità cioè la digitalizzazione e la qualificazione. Queste funzioni, come è ormai…

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Nella recente intervista al Sole 24ore il presidente Busia commenta i risultati ottenuti da Anac nel primo anno di efficacia del Codice Appalti.

I risultati vantati da ANAC non riguardano minimamente l’azione di contrasto alla corruzione nei contratti pubblici ma le nuove funzioni dell’Autorità cioè la digitalizzazione e la qualificazione. Queste funzioni, come è ormai noto, sono state attribuite dal nuovo codice e hanno sia pure in parte compensato la cancellazione della famigerata “soft law” incautamente attribuitale dal vecchio Codice.

Ebbene per Busia «Le due principali novità, alle quali la nostra Autorità ha collaborato direttamente, digitalizzazione degli appalti e qualificazione delle stazioni appaltanti stanno dando complessivamente buoni frutti».

Sono mesi che Anac ripete come un mantra che entrambi i sistemi sono a regime, ignorando i malfunzionamenti del sistema digitale oppure ammettendone i ritardi ma addebitandoli al fatto che «alcune amministrazioni sono ancora indietro con la digitalizzazione o semplicemente non condividono con Anac i dati». Ma soprattutto sostiene che occorre investire  di più sulla capacità delle stazioni appaltanti a partire dalle competenze di chi vi lavora. In realtà mentre Anac stenta a trovare una quadra rispetto a questo cortocircuito giuridico-informatico, i RUP nella migliore delle ipotesi sono costretti a delle “forzature” (come ad esempio utilizzare la scheda “P7_2” che riguarda le gare negoziate al posto della scheda AD3 per i “controlli” dei requisiti per gli affidamenti diretti). Non è un caso che le stazioni appaltanti stiano vivendo una sorta di moratoria dato che ANAC preferisce non comminare sanzioni nei confronti degli enti che violano gli obblighi informativi immediati come prescritto dal Codice.

Anche sul fronte della qualificazione, Anac arriva a collezionare i dati per sostenere  che tutto funzioni. Significativi quelli relative alle PA convenzionatesi con soggetti qualificati. ANAC definisce  il «grado di copertura del sistema degli appalti ampio, che era uno degli obiettivi della qualificazione». Ebbene i comunicati di Anac indicano stabilmente in 8.630 le PA convenzionate anche dopo che l’Autorità ha sospeso la qualificazione di ASMEL Consortile, la Centrale di committenza con più Comuni convenzionati che rimangono conteggiati nel computo di Anac. Anche ora che sono decadute le qualificazioni con riserva di province, città metropolitane, capoluoghi e unioni, non vengono detratti dal computo i relativi enti convenzionati.

Si attende che ANAC dia i numeri reali del “grado di copertura” effettivo del sistema di qualificazione cioè la capacità del sistema a regime di riscontrare i bisogni dei soggetti non qualificati. Diversamente, ancora una volta, l’Autorità si limita a “dare i numeri”, ma con un significato decisamente diverso…

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