Pubblico impiego: la Consulta dà ragione al Consiglio di Stato

Il “giudice delle leggi”, nella decisione n. 4/2024, ha accolto la questione di legittimità costituzionale sollevata dal Consiglio di Stato in ordine all’art. 51, co.3, l. n. 388/2000. Tale norma, infatti, intervenendo retroattivamente (e su giudizi in corso), avrebbe celato un uso distorto del potere legislativo, teso ad escludere l’operatività di maggiorazioni alla RIA dei dipendenti pubblici…

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Il “giudice delle leggi”, nella decisione n. 4/2024, ha accolto la questione di legittimità costituzionale sollevata dal Consiglio di Stato in ordine all’art. 51, co.3, l. n. 388/2000. Tale norma, infatti, intervenendo retroattivamente (e su giudizi in corso), avrebbe celato un uso distorto del potere legislativo, teso ad escludere l’operatività di maggiorazioni alla RIA dei dipendenti pubblici in relazione al triennio 1991-1993. Al riguardo, infatti, si era formato un orientamento giurisprudenziale che, in direzione opposta, stava riconoscendo a tali dipendenti il diritto a ricevere il menzionato beneficio economico.

Comunque, come si diceva poc’anzi, i giudici hanno censurato la previsione legislativa, evidenziando che, in essa, non fosse ravvisabile alcuna ragione giustificatrice diversa dal bisogno di conseguire un risparmio della spesa pubblica.

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